Per niente facili i tempi che stiamo vivendo, da più di un anno fermi, dimenticati, ostacolati.

Noi del comparto dell’Arte della Cultura e dello Spettacolo.

Tutti sempre poco allineati (per natura) dietro un muro, che esiste prima nella testa di chi non ci ascolta, un muro di indifferenza, o peggio di ostracismo verso il bello e il pensiero diverso. Quello che solo l’Arte e la Cultura sanno creare. Ci siamo noi dietro quel muro, dietro questa “musica che gira intorno”. Noi che viviamo d’Arte. Dietro, sotto, davanti e sopra un palcoscenico.

Sì, ho fatto mie le parole di Ivano Fossati che nel suo brano del 1983 compose questo pezzo contro ogni discriminazione sociale che comporta inevitabilmente un impoverimento della collettività. Le ho fatte mie girandole e rigirandole adattandole a misura ad una situazione in cui quel muro ha impedito ad una determinata categoria di esprimersi, crescere e vivere.

Ho utilizzato la frase “la musica che gira intorno” perché ora come non mai a distanza di un anno dalla chiusura del nostro Paese la gente ha bisogno di musica, una musica diversa, che non sia solo quella che circola virtualmente. Una musica vera, viva. Una musica che abbia futuro.

Per questo qualche settimana fa sono stata ospite di una delle più prestigiose realtà musicali in Europa che ha sede a Catania per immergermi in questa musica e immaginarne ad occhi chiusi il futuro. Già entrando dalla parte posteriore di questo immenso immobile antico, immerso nel verde, le note hanno cominciato a danzarmi intorno, come farfalle improvvisamente scappate da una gabbia. Tromboni, corni, percussioni e su tutte…le note del mio strumento preferito, il pianoforte. Ho seguito il pentagramma, salito le scale e sono entrata in punta di piedi. Non ho neanche fatto caso alle museruole bianche che coprivano le labbra contratte e l’espressione concentrata dei miei giovani modelli. La vedevo lo stesso. Oltre ogni muro.

Ed è cominciata la magia. Un tuffo indietro dove il mio mondo si era fermato.

Mi sono accorta, chiudendo gli occhi e lasciandomi trasportare dalla musica e riaprendoli sulle giovani anime musicali che mi stavano di fronte, di quanto la musica mi sia mancata. E quanto dobbiamo a loro, piccole dita e piccole aspirazioni sfiorate e premute sui tasti di un pianoforte, che hanno sùbito più di tutti e che, nonostante il clima di incertezza e di limitazioni in cui vivono, conservano quella luce che li anima e che li spinge a non fermarsi.

Il Conservatorio di Catania – che solo l’anno scorso ha conseguito la tanto agognata statalizzazione e che porta il nome, grazie anche alla rinuncia del Conservatorio di Palermo, del nostro concittadino, il compositore Vincenzo Bellini – è considerato un’eccellenza nell’ambito della formazione musicale in Italia e in Europa.

L’iIstituto è sotto la direzione di Epifanio Comis dall’inizio del 2020 (memorabile il concerto di inaugurazione dell’anno accademico svoltosi al Teatro Massimo di Catania). Epifanio Comis è stato allievo di Petrushansky e Lazer Berman, ha concluso la sua formazione con Pietro Rattalino ed ha un curriculum di direttore d’orchestra e solista di altissima levatura. Ha partecipato e vinto numerosi concorsi nazionali ed internazionali ma, comunque, non ha mai smesso di insegnare all’interno del Conservatorio, dove peraltro si è diplomato e che adesso dirige.

Nel corso della sua attività didattica il Maestro Comis, insegnante di pianoforte, ha portato alla luce diversi pianisti che hanno vinto i più prestigiosi concorsi pianistici internazionali quali il Ferruccio Busoni di Bolzano, il Queen Elisabeth di Bruxelles, Il Beethoven di Bonn, il Concorso Top of the world di Tromso, il Concorso di Ginevra e il Concorso Ciaikovsky di Mosca. Come moltissimi altri studenti seguiti dai maestri degli altri corsi esistenti nell’ampia e valida offerta didattica dell’istituto.

Questa prevalenza dell’aspetto didattico, sicuramente votato ad un’attenzione ed una cura alla crescita personale e professionale dello studente, ha di certo influenzato e spinto il direttore nella sua scelta, controcorrente nel panorama della scuola italiana in periodo Covid, di predisporre mezzi e strumenti per proseguire la didattica nelle classi. Fisicamente.

Il Conservatorio Bellini, infatti, è stata una delle poche realtà scolastiche che non si sono più fermate (dietro ad uno schermo) all’uscita dal primo lockdown quello di marzo del 2020. La decisione del direttore Comis è stata quella di una didattica in presenza, comunque. Tale scelta ha comportato, ovviamente, un dispendio di risorse economiche e umane superiore, ma il fine è stato raggiunto. Quello di fornire a questi ragazzi una parvenza di normalità, quanto meno nell’approccio allo strumento ed al suo studio che necessita, in termini di sensibilità e di celerità nell’apprendimento, della presenza fisica dell’insegnante, accanto allo studente. Sempre a distanza di sicurezza…

Non dimentichiamo anche che questi studenti sono stati privati – come tutti coloro che dedicano la propria vita all’Arte e alla Cultura – di una parte fondamentale necessaria al loro apprendimento, alla crescita, che è quella dell’esibizione pubblica. Difatti, l’Istituto, a parte la possibilità offerta a tutti gli studenti anche solisti di partecipare ad eventi pubblici (che spesso si sostanziano per loro anche nel rilascio di crediti formativi), possiede orchestre e gruppi strumentali che hanno una propria organizzazione ed una propri entità, che si propongono ed esibiscono, durante tutto l’anno scolastico, in varie realtà.

Il contatto diretto con il pubblico in sala è una componente imprescindibile per chi solca un palcoscenico. Quello scambio diretto (e non ostacolato da un mezzo sterile e piatto come lo schermo) tra le emozioni di chi si esibisce e di chi recepisce non ha pari, è un passaggio fondamentale nella crescita di entrambe le parti. Questa componente, per ovvi motivi, diventa parte imprescindibile dell’apprendimento di una giovane mente. Gl stimoli emotivi spesso sono una carica molto più vincente della sola volontà.

L’anno scorso in Estate, all’interno della stagione di Spettacoli denominata “Catania Summer Fest” promossa dall’Assessorato alla Cultura, è stato possibile assistere ad una Rassegna Musicale che ha visto protagoniste queste giovani leve con repertori anche di difficile esecuzione. A riprova del grande lavoro svolto da allievi e docenti in condizioni di ovvie restrizioni.

Ed è a loro che va il mio tributo fotografico. Ai ragazzi e agli infaticabili Maestri che li curano e li spronano a non lasciarsi intimorire dalle avversità. Perché riescano a cambiare “la musica che gira intorno”.

Foto e testo di Barbara Mileto